Makers e artigianato: avviso ai naviganti

03/05/2012 at 11:57

Da quando la parola “makers” è uscita dagli scantinati e approdata in grande stile nei circuiti mainstream (grazie sopratutto a World Wide Rome e a Riccardo Luna), l’attenzione sul fenomeno che ci appassiona si è moltiplicata.

In molti dei commenti che mi è capitato di leggere, più o meno autorevoli e articolati, la curiosità su cosa ci sia di davvero innovativo nel fenomeno si è però ben presto adagiata in una sintesi scellerata: “i makers non sono altro che i nostri artigiani del made in Italy!”. E allora perché si parla di terza rivoluzione industriale? Forse dovremmo parlare di rivoluzione artigiana! O magari rivalsa, ecco. Rivalsa artigiana.

Ricordo che a lezione di storia dell’arte, alla scuola media, mi avevano raccontato di un movimento ostile alla prima industrializzazione, nel tardo Ottocento. Il design deve molto a questo “movimento arts and crafts“, che esaltava i meriti dell’artigianato snobbando i prodotti industriali, imprecisi e di bassa qualità. I makers italiani sembrano aver attirato finora l’attenzione soltanto dei novelli seguaci dell’arts and crafts. Dopo l’ubriacatura caotica del Salone del Mobile, è il momento però di fare qualche distinguo.

Gli insegnamenti di un muffin a rotelle

11/03/2012 at 14:07

Uno dei tweet più interessanti che ho letto nello stream dell’evento World Wide Rome è stato sicuramente quello di @nicolazago: “#makers12 veramente gli italiani hanno bisogno di farsi dire cosa è essere artigiani da uno con la maglietta della salute sotto la camicia?”.

Pochi minuti dopo aver visto quel tweet, durante l’intervento di Dale Dougherty, mi sono chiesto cosa avrà pensato il sobrio Nicola (che nell’avatar sfoggia un elegante papillon) vedendo la foto della muffin-mobile che Dale ha scelto per raccontare cosa vuol dire essere un maker. “Perbacco! Questo paese non si risolleverà certo producendo dei muffin giganti al posto delle Pagani!”.